20 febbraio 2008

Unua MANIFESTADO PRI SENDEPENDECO EL ANGLA LINGVO

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Prima Manifestazione d'indipendenza dalla lingua inglese
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Ricevo dagli amici esperantisti il seguente comunicato (che ho letto purtroppo soltanto ieri sera e non ho avuto il tempo di tradurre):
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Partecipa e fai partecipare, aderisci e fai aderire!

Informa tutti quelli che puoi raggiungere:

Il 21 febbraio l'associazione radicale "Esperanto"

in occasione della Giornata Internazionale della Lingua Madre

dalle ore 15 alle ore 17

a Roma davanti all'Ambasciata Britannica in Via XX Settembre angolo Via Palestro

1a MANIFESTAZIONE D'INDIPENDENZA DALLA LINGUA INGLESE

QUANTI CORSI D'INGLESE INUTILI HAI ACQUISTATO SENZA ALCUN ESITO POSITIVO?! PORTIAMOLI IN REGALO IN AMBASCIATA!!

Comunica subito ai nostri recapiti la tua partecipazione o la tua adesione a questa prima manifestazione di liberazione dall'occupazione della lingua inglese.

Se sei interessato, replica al messaggio cancellando la riga di partecipazione qualora tu possa solo aderire:

Sì partecipo alla Manifestazione.
Sì aderisco alla Manifestazione.

In fondo troverai i collegamenti per pubblicizzare a tua volta l'iniziativa: SPOT, VOLANTINO, LOCANDINA.

Oggi, l' utilizzo massificato e sempre più esclusivo della lingua inglese, alla cui conoscenza viene obbligato un numero sempre maggiore di persone e popoli, non solo continua a provocare la perdita di funzionalità e progressiva scomparsa di lingue minoritarie ma rappresenta una forte minaccia per tutte le lingue e per l'intero ecosistema linguistico-culturale della terra: si stima fino al 90-95% la scomparsa delle lingue del mondo entro il secolo.

La questione ci sembra tanto più grave in quanto produce nei Paesi non anglofoni una servitù dai Paesi "produttori" di lingua inglese così come oggi si ha una vera e propria ineluttabile dipendenza in termini di energia dai Paesi produttori di petrolio.

Si tratta di un processo che insieme alla progressiva perdita della propria lingua produce squilibri e discriminazioni sempre maggiori e per certi versi incalcolabili tra Paesi e popoli anglofoni, i quali sempre di più allargano la loro sfera di influenza politica, sociale ed economica sul resto del mondo, e Paesi e popoli non anglofoni, i quali subiscono tale influenza (si vedano in proposito anche le considerazioni di Claude Piron su dotsub.com).

In Italia su mille giovani dai 18 ai 35 anni alla domanda "Ritieni che il sistema linguistico europeo, incentrato sull'uso dell'inglese, possa favorire i giovani di madrelingua inglese, rispetto a tutti gli altri?" hanno risposto, nella maggioranza schiacciante del 73 percento, (fonte Forum Nazionale Giovani).

Per affermare la democrazia linguistica in Europa e nel mondo, per dire "basta" al monopolio linguistico anglofono, per dire "basta" alle discriminazioni linguistiche tra popoli anglofoni e popoli che hanno lingue madri diverse dall'inglese, per dire "basta" alla nuova campagna di colonizzazione linguistica di Gordon Brown nel continente asiatico e che ha l'obiettivo di formare solo in India ben 750.000 docenti-soldato di inglese.

Comunica subito la tua partecipazione o adesione. Convinci la tua organizzazione, la tua scuola o la tua classe a farlo quanto prima!

NON SEI IN ITALIA?

Beh, fai come l'ERA, organizza anche tu il 21 febbraio, nel tuo Paese, iniziative simili davanti ad ambasciate e/o Consolati britannici e/o sedi del British Council!

Ti serve aiuto, ulteriori informazioni? Vuoi sapere come fare?

Chiedi informazioni ai nostri recapiti!


Non hai bisogno di aiuto od ulteriori informazioni?

Dai immediata informazione della tua manifestazione ai nostri recapiti !.

RECAPITI, INFORMAZIONI, SPOT, VOLANTINO, LOCANDINA

ERA Onlus, associazione per il Diritto alla lingua e per la Democrazia linguistica internazionale è in Via di Torre Argentina 76 Roma 00186.

www.democrazialinguistica.it; tel. 0668979.380/308/797, 3490818387; fax 0623312033;
posta el. <info@democrazialinguistica.it>.

Per vedere il messaggio del Primo Ministro inglese Gordon Brown che annuncia ulteriori nuove risorse finanziare al British Council allo scopo di conquistare linguisticamente i mercati asiatici e non solo (sottotitoli in 6 lingue):

http://dotsub.com/films/ukdeclares/index.php

Per vedere le considerazioni di Claude Piron in merito alla sfida linguistica (sottotitoli in 22 lingue):
http://dotsub.com/films/thelanguage/index.php

SPOT

Troverete le due simpatiche versioni ai seguenti collegamenti, è
sufficiente scaricarli e sono pronti per essere trasmessi:
http://www.democrazialinguistica.it/4/spot_ERA_21feb_lungo.mp3
http://www.democrazialinguistica.it/4/spot_ERA_21feb_corto.mp3

VOLANTINO E LOCANDINA

volantino e la locandina da stampare potete trovarli qui:

http://www.democrazialinguistica.it/4/volantino_A4_bn.pdf
http://www.democrazialinguistica.it/4/locandina_A3.pdf

6 commenti:

Fortikaĵulo (alias Irnerio) ha detto...

Capisco che un post così non è facilmente commentabile dai sempre più sporadici frequentatori (italiani) che magari non hanno nemmeno letto l'argomento del precedente post del 19 – 12 – 07.
E che probabilmente ne sanno poco o nulla di lingue pianificate ausiliarie internazionali perché magari hanno pure saltato a piè pari sia i pochi argomenti “a latere” di cui ho corredato il blog , sia i post dedicati a questi sciocchi problemini da poveri fissati alla Don Chisciotte. Poveri frustrati come me che, lancia in resta, si scagliano a corpo morto nella solitaria e disperata offensiva contro i mulini a vento. Perché convinti (pensate!) che il micidiale vento della globalizzazione stia disperdendo sempre di più le preziose energie culturali di straordinarie civiltà millenarie e che il mulino continui a macinare inesorabilmente ciò che rimane di altrettanto millenarie e ricche diversità linguistiche.
Ma era doveroso che io pubblicassi questo appello nel mio blog, tanto “utopico” quanto “bizzarro”, tanto trascurato da qualche mese per cause di forza maggiore, quanto disertato per sfinimento anche dai pochi volonterosi, che ha avuto fin dalla sua nascita la presunzione di un bilinguismo (sottolineo bilinguismo), almeno curioso se non coinvolgente, dimostrativo, possibilmente razionale, ma riuscito invece dispersivo, estraniante, forse noioso, e ora perfino “scavalcato” senza alcun “riguardo”, nelle sue velleità di blog di principio, nientepopodimenoché dall'Onu e dall'Unesco che hanno proclamato il 2008 anno delle Diversità Linguistiche!
Se poi i lettori non hanno avuto notizia delle iniziative intraprese dal primo ministro inglese Gordon Brown, vale a dire delle cospicue somme stanziate dal British Council per una campagna di “inglesizzazione” dei mercati asiatici e latinoamericani prima che i cinesi o i coreani o piuttosto i brasiliani... (mentre indiani e giapponesi, seppure con risultati molto più deludenti di quanto ci vorrebbero far credere, sono già al lavoro da decenni come apripista) abbiano il tempo di ribellarsi alle mire pesantemente egemoniche in campo politico ed economico (con la subdola scusa della facilitazione linguistica) dei paesi anglofoni, difficilmente capiranno quanto siano varie e perverse le strade percorse dai soliti pre-potenti per esportare la propria antidemocraticissima DEMOCRAZIA!
Va beh! E inutile insistere su questo tasto, quindi, per buttarla possibilmente sul faceto (o forse sul tragico... boh!?), vi racconto un'esperienza che ho avuto un po' di anni fa e che la dice lunga sulla sensibilità e sulla competenza delle istituzioni scolastiche riguardo a queste “ridicole” tematiche.
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Eravamo nella seconda metà degli anni Ottanta del Novecento e mio figlio Enrico frequentava l'ultimo anno di scuola materna statale. Un giorno le maestre chiamarono tutti i genitori per “importanti comunicazioni”. Avevano stabilito di istituire un corso di lingua inglese (a pagamento naturalmente) con tanto di insegnante di madre lingua. Me cojoni!
Il costo in effetti non era proibitivo, tuttavia ricordo benissimo che tra i giovani genitori, in maggioranza di umile estrazione sociale e quindi usi alla taciturna sottomissione alle classi più “istruite” (un medico, qualche insegnante e pochi altri laureati o diplomati che non ricordo), specie su argomenti di carattere culturale, e specie in un piccolo centro montano dove ci si conosceva tutti, serpeggiò subito qualche quasi impercettibile inarcamento di sopracciglia e qualche storcimento di bocca, come a dire: “...a noi ci sta benissimo, maaa... il corso di inglese non si potrebbe fare gratuitamente?...” Ma nessuno, conoscendo le maniere convincenti della Direttrice della Scuola Elementare (iscritta al PCI e moglie del segretario della locale sezione PCI, donna colta quanto pazzoide un po' malata di protagonismo e aspirante alla primogenitura in tutte le cose) ebbe il coraggio di parlare. Sembrava che la cosa più straordinaria, più utile e più istruttiva del mondo fosse andata inevitabilmente a buon fine senza colpo ferire... quando chiese la parola un genitore degenere, un tipico rompicoglioni (ce n'è sempre uno), un esibizionista, uno che non sa che cazzo inventarsi per mettere zizzania... un esperantista, insomma!
Che disse: “... mah, io sinceramente ho qualche perplessità... non foss'altro perché, vedendo le difficoltà linguistiche IN ITALIANO che molti di questi bimbi incontreranno nella scuola Primaria poi ancora nella Secondaria, e che spesso si portano dietro per tutta la vita, opterei per un adeguato corso propedeutico finalizzato ad un più efficace apprendimento della lingua Italiana... ecc. ecc.” .
E concluse: “Io non sono d'accordo! Per me prima di avventurarsi nello studio di una lingua straniera a questa tenera età è meglio che si acquisiscano le conoscenze basilari della propria lingua, poi, se proprio si deve fare, nella scuola primaria si potrà parlare di avvio all'apprendimento di una lingua straniera (e sottolineò straniera)... Questo è quello che penso; ovviamente se la maggioranza è d'accordo per il corso di inglese, io mi adeguerò senza problemi.”
Al che tutti gli insegnanti e molti genitori cominciarono a guardare il genitore pazzo con un alterigia mista al più schifato disprezzo, quasi avesse improvvisamente assunto le sembianze di mostro, per il solo fatto di aver osato criticare un sì benemerito progetto educativo.
E la direttrice non fu da meno. Dall'alto della sua cultura politico-educativa replicò con commiserazione: “Ma cosa diciii?! (ci si dava del tu) Noi dobbiamo fin d'ora adoperarci affinché i nostri figli sappiano al più presto l'inglese perché senza l'inglese in futuro non saranno in grado di usare il computer!...” Arimecojoni!!
Allora il genitore degenere, dal basso della sua culturina informatica derivatagli dalla lettura di almeno tre o quattro mensili specializzati del ramo, come “BIT” della Jackson, “MICROCOMPUTER” (del gruppo del mensile HiFi “SUONO”), “LIST” (perché allora possedeva un piccolo home-computer), ecc., rispose: “Beh! Se credete che l'inglese sarà indispensabile per il computer ... allora io vi dico che non è lontano il giorno in cui i PC “parleranno” tutte le principali lingue del mondo; non solo, ma fra 10 /20 anni sarà possibile usare i computer tramite comando verbale, naturalmente impartiti nella propria lingua e non soltanto in inglese” .
Apriti cielo! Il genitore degenere aveva dato prova di essere completamente pazzo, del tutto immerso nel mondo dell'irreale e dell'assurdo. E gli altri genitori più “colti” che fino a quel momento avevano sentito parlare di computer soltanto alla Tv cominciarono a ridacchiare e a non degnare il pazzo nemmeno di una sprezzante replica.
Il pazzo, nelle riunioni scolastiche successive e per diversi anni cercò di riscattarsi, ma era stato segnato per sempre. Nessuno dei presenti a quella fatidica riunione di circa venti anni fa era neanche lontanamente consapevole della diversità abissale che esisteva tra il normale apprendimento della lingua inglese e l'uso dei linguaggi informatici allora necessari per l'installazione e l'elaborazione di software professionale, ovviamente basati sulla lingua inglese ma del tutto specialistici come il famoso Basic, il Cobol, l'Assembly il cosiddetto Linguaggio macchina binario, il Fortran, Pascal, ecc., quasi tutti finalizzati alla descrizione di algoritmi e comunque talmente criptici che soltanto chi non distingueva un PC da una macchina da scrivere poteva pensare che bastasse sapere l'inglese per poterli utilizzare.
Nemmeno i primi esperimenti di immissione di dati e di elaborazione di software tramite comandi verbali su speciali computer IBM della generazione dei PC dotati di multiprocessori CPU 80386 nel 1991 (che già “parlavano” italiano per mezzo del Sistema Operativo Windows 3.1) fu in grado di rendere consapevoli quei pseudo intenditori di computer della loro abissale ignoranza sia informatica sia linguistica.
E nessuno di quei bimbi, arrivati in terza Media, era in grado di parlare e capire la lingua inglese meglio dei loro coetanei che lo avevano cominciato a studiare soltanto due anni prima.
VIVA L'INDIPENDENZA LINGUISTICA DALL'INGLESE!

Artemisia ha detto...

Caro Irnerio, grazie del passaggio e del saluto. Ma perchè ti affacci sulla rete così sporadicamente?
Molto divertente la storia che hai raccontanto come commento (ma perchè come commento? Non ci potevi fare direttamente un post? Dai, sarebbe stato divertente!).
Vedi, Irnerio, la tua passione per l'esperanto e la tua avversione per l'inglese è molto romantica e ispira simpatia. Personalmente, però, penso che sia veramente donchisciottesca. Sarà che un tempo avevo la velleità di laurearmi in lingue straniere e precisamente in inglese (ah, che delusione!), sarà che lavoro in un ente di ricerca e ho visto come i ricercatori di tutto il mondo non hanno problemi a lavorare insieme grazie all'inglese, sarà (lo ammetto) che l'inglese mi piace per la sua immediatezza e per la sua semplicità grammaticale, ma non riesco ad esserne nemica. Perdonami! Sì lo so, ce lo impongono perchè è la lingua dello stato più potente del mondo e questo disturba anche me. Però vuoi mettere quando lo stesso ruolo lo aveva il latino? Comunque hai fatto proprio bene ad opporti al corso di inglese alla scuola materna: ma lasciamoli giocare questi bambini che a studiare hanno tanto davanti!
Ciao genitore degenere e rompicoglioni e non ci risparire!
Un abbraccio,

irnerio ha detto...

Cara, saggia Artemisia,
da te accetterei qualunque critica anche meno bonaria di quella che mi pare di cogliere tra le righe; però ci tengo a dirti che io non ho niente contro l'Inglese e so che il suo successo come lingua internazionale è dovuto anche alla sua praticità, semplicità ed efficacia (oltre che alla sua prepotente imposizione, anche se occulta). Essa ovviamente va difesa come tutte le altre lingue nobili e meno nobili che fanno parte del patrimonio culturale dell'umanità. Soltanto l'Inglese NON DEVE fagocitare le altre lingue e culture ed essere usata come mezzo di colonialismo politico ed economico.
Tu probabilmente, vedendo l'Esperanto così, un po' ostico e apparentemente (SOLO APPARENTEMENTE) difficile da pronunciare, credi che l'Esperanto non possa competere con l'inglese per semplicità, funzionalità ed immediatezza... ti sbagli (come succede al 99,9% degli scettici)!
Esso è il frutto della genialità linguistica di Zamenhof, un poliglotta polacco che ha saputo sintetizzare il meglio (anche dal punto di vista della semplicità grammaticale) delle 15/20 lingue più importanti nell'Ottocento, di cui egli ne conosceva una gran parte.
E' di una semplicità inimmaginabile per chi non ne sa molto e non prova ad avvicinarlo. Anche la pronuncia, a differenza dell'inglese, è facilissima e senza alcuna eccezione. Riguardo la sua efficacia ti basti sapere che meno di un anno fa è uscito in Germania il più mastodontico dizionario di Esperanto esistente. E' una nuova edizione di “Esperanto-Tedesco-Esperanto” comprendente circa 130.000 vocaboli capaci di soddisfare largamente ogni esigenza linguistica in tutti i campi dello scibile, anche le più moderne (perché, tra l'altro, Zamenhof aveva previsto anche la “costruzione” di neologismi secondo le più svariate necessità. E' una specie di “Lego” delle lingue).
Vorrei infine ricordare che una lingua internazionale artificiale non deve necessariamente andare oltre il suo scopo fondamentale che è quello di essere un mezzo ausiliario di comunicazione facile (anche per autodidatti), neutrale e pacifico.

Anonimo ha detto...

Irnerio,volevo attivarmi subito,ma non è possibile .Mi dice semmpre che internet non può connettermi.Che fare?Se non hai nessun consiglio,ci riproverò domani.

Cristiana
felice della tua apparizione

Artemisia ha detto...

Carissimo Irnerio, piu' che saggia sono pratica. Se il prossimo ministro della Pubblica Istruzione inserisse lo studio dell'Esperanto nella scuola dell'obbligo, sarei contenta. Ma finche' rimane una lingua per appassionati serve a poco.
Comunque non la trovo affatto ostica. A me le lingue piacciono tutte! Anzi, mi piacerebbe sentirla visto che quel poco che so l'ho solo letto (qui).
A presto!

Artemisia ha detto...

Irne', riflettendo sulla mia parte idealista (che guarda con simpatia l'esperantismo) e la mia parte pragmatica (che mi dice quanto sia poco probabile una sua diffusione) mi e' venuto in mente che ci terrei proprio a un tuo parere su questo mio post:
L'anima rivoluzionari e l'anima riformista di Artemisia.
Per la prossima volta in cui ti affaccia sulla rete. Grazie!