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9 novembre 2007

ANKONO, LA SEPA DE DECEMBRO ‘07: RENDEVUON AL AVANGARDA TEATRO POR LA VI-a "PREMIO ZAMENHOF“ (KAJ SPECIALA "PREMIO U. STOPPOLONI")

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Ancona, 7 dicembre 2007: appuntamento al Teatro Sperimentale per il VI° "Premio Zamenhof” (e speciale “Premio U. Stoppoloni”).
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Aldo Grassini (maldekstre) kun iuj membroj de Estraro de la GEM (2005)
Aldo Grassini (a sin.) con alcuni membri del Direttivo del GEM (2005)

Ĉi tiu estas la sesa jaro ke la MEG (Markia Esperantista Grupo) "La Verda Pego“ organizas la "Premio Zamenhof - la voĉoj de Paco“, kun la pledado de la IEF (Itala Esperantista Federacio), la apogo de la kunordigaj oragnismoj de kulturaj kaj socialaj aktivecoj de Regiono Markio kaj de Provinco de Ankono kaj kun la sponsorado de privatuloj.

La "premio Zamenhof“ estas unu de geniaj ideoj de mia amiko kaj eksa kolego Aldo Grassini, ĝis antaŭ ne longa tempo Prezidanto de IEF. Kiel sia estis ideo de fondi, pli ol dek jaroj anta
ŭe, la unuan "Taktila Muzeo“ de la mondo: la Arta Muzeo "Omero“, dediĉita al la ne vidantuloj kiel li. Ĉe la komenco de la pasinta oktobro tiu ekpozica kaj diskoniga spaco havis privilegion de esti inkludita en "Televida MarathonArto“ pri rikoltado de monon por defendi de sep "trezoroj“ de nia arta kaj media riĉaĵo. Do baldaŭ ĝi ricevos financadojn por ĝia plivastigo kaj ĝia inda lokado en la prestiĝa arkitektura komplekso de eksponejoj en la "Mole Vanvitelliana“ (eksa Lazareto) ĉe Ankono.

Aldo Grassini povas esti plene kontenta, kaj same ni esperantistoj, ankaŭ de nacian resonon ke ja fine alprenis tiu bela ideo de la "Premio Zamenhof“, kiu li volis fondi por honori al kiuj, ofte en silento kaj kun sinofero, ilin devontigas pri la temoj de paco, kunlaborado inter popoloj, respekto de digno kai rajtoj de ĉiu kaj ĉiuj, defenso de kulturaj kaj lingvaj malsamecoj. Nome pri la temoj de Esperantismo.

Jen la premiitoj de la jaro 2007:

- Gianfranko D’Anna, vicdirektoro de GR1 (RAI), por la serio de elsendoj “La forgesita Planedo”.

- Manuela Dviri, rezidanta en Israelo, ĵurnalistino kaj iniciatintino de activecoj por la kunlaboro inter palestinaj kaj israelaj kuracistoj en hospitalo de Gerusalemo.

-Stefania Kasini, eksa filmaktorino (tridekon de filmoj inter kiuj ankaŭ filmojn kun Germi kaj Bertoluĉi: "Dudekjarcento“), nune televidan reĝisorinon, de kelkaj kulturfilmoj de granda sociala kaj interkultura engaĝiĝo, inter kiuj la serion "Latinameriko“ kaj la kulturfilmon: "Pastroj de la strato“.
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La speciala "
Premio Stoppoloni (Umberto Stoppoloni, elstara pistoja Esperantisto) – La neeblaj integriĝoj" estos donita al Asocio "La Revigliĝo“ kiu sin okupas, interalie, de fondi fakojn ĝuste por la terapio de revigliĝo por la pacientoj en postkomata stato, kaj instrui la necesajn spertularojn.

La ceremonio konkludiĝos kun lirika koncerto: Kiara Anĝella, sopranulino; Silvio Canon, baritonulo; Anĝelo Sampaolesi al piano.

(Sekvos, la oka kaj naua de decembro, du seminariojn kun intensivaj kursoj pri Esperanto de unua kaj dua nivelo.)

La "Premio Zamenhof " eld. 2006
Il "Premio Zamenhof" ediz. 2006

Questo è il sesto anno che il GEM (Gruppo Esperantista Marchigiano) “Il Picchio Verde” organizza il “Premio Zamenhof - Le voci della Pace”, con il patrocinio della FEI (Federazione Esperantista Italiana), l’appoggio degli organismi di coordinamento delle attività culturali e sociali della Regione Marche e della Provincia di Ancona e con la sponsorizzazione di privati.

Il “Premio Zamenof “ è una delle geniali idee del mio amico ed ex collega anconetano Aldo Grassini, fino a pochi mesi fa Presidente della FEI. Come sua fu l’idea, più di dieci anni fa , di istituire in Ancona il primo “Museo Tattile” del mondo: il Museo d’Arte “Omero”, dedicato ai non vedenti come lui. Agli inizi dell’ottobre u. s. questo spazio espositivo e divulgativo ha avuto il privilegio di essere incluso nella “MarathonArte televisiva” per la raccolta di fondi in difesa di sette "tesori” del nostro patrimonio artistico e ambientale. Presto quindi riceverà i finanziamenti per il suo ampliamento e la sua degna collocazione nel prestigioso complesso delle esposizioni alla Mole Vanvitelliana (ex Lazzaretto) di Ancona.

Aldo Grassini può ben essere soddisfatto, e con lui tutti noi esperantisti, anche della risonanza ormai nazionale che ha assunto questa bella idea del “Premio Zamenhof”, che egli ha voluto istituire per rendere onore a coloro che, spesso nel silenzio e con sacrificio, si impegnano sui temi della pace, della collaborazione tra i popoli, del rispetto della dignità e dei diritti di tutti e di ciascuno, della difesa delle diversità culturali e linguistiche. Cioè sui temi dell’Esperantismo.

Ecco i premiati del 2007:

- Gianfranco D'Anna, vicedirettore del GR1, per la serie di trasmissioni "Pianeta Dimenticato".

- Manuela Dviri, residente in Israele, giornalista e promotrice di iniziative di collaborazione tra medici palestinesi ed israeliani in un ospedale di Gerusalemme.

- Stefania Casini, ex attrice cinematografica (una trentina di film tra cui anche con Germi e con Bertolucci: “Novecento”), ora regista televisiva, per alcuni documentari di grande impegno sociale ed interculturale, tra cui la serie "America Latina" e il documentario "Preti di strada".
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Lo speciale “
Premio Stoppoloni (Umberto Stoppoloni insigne esperantista pistoiese) - Le integrazioni impossibili" andrà all'Associazione "Il Risveglio" che si occupa, tra l'altro, di istituire reparti per la terapia del risveglio appunto per i pazienti in stato post comatoso, e istruire il necessario personale specializzato.

La serata si concluderà con un concerto lirico:
Chiara Angella, soprano; Silvio Zanon, baritono; Angelo Sampaolesi al pianoforte.

(Seguirànno, l’8 e il 9 dicembre, due seminari con corsi intensivi di Esperanto di 1° e 2° livello.)

Umberto Stoppoloni
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28 ottobre 2007

VORREI ANCORA SCRIVERE UN BLOG BILINGUE, MA… C’È UN GROSSO “MA“!.

Io conosco molti blog di esperantisti di tutto il mondo. Alcuni occasio- nalmente li frequento. Se non altro per curiosità, visto che qualsiasi lingua madre parlino, riesco a leggere ciò che scrivono in Esperanto. Un paio li ho linkati in questo mio blog perché sono tra quelli che hanno pubblicato un nutrito elenco di blogger esperantisti. Su uno di questi due, il titolare mi ha fatto la cortesia di inserire anche il mio link. L’altro l’ho contattato due volte, mesi fa, per lo stesso motivo, ma non mi ha ancora inserito nella sua lista. Ovviamente non ho insistito.

Tra i tanti siti che si occupano della lingua di Zamenhof e dei suoi nobili ideali, ce n'è uno che fa parte della sconfinata collezione Wikia, nato dalla costola esperantista di Wikipedia: “WIKIA – La malferma Esperanto-komunumo”, che pubblica una lista di indirizzi di molti altri siti e dei bloggers esperantisti che hanno voluto registrarsi. Anch’io ho provato più volte a inserire il mio nome e indirizzo… niente da fare! Il sistema mi impedisce di scriverlo correttamente così come è registrato su BLOGGER: "http://fortikajxuloesperantablogo.blogspot.com/", dove la “jx“ sta al posto della “ĵ“ dato che il codice caratteri di BLOGGER (come del resto molti dei codici di scrittura e la maggior parte delle tastiere esistenti) non riconosce questa consonante dell’Esperanto (simile alla “j“ francese). Va detto che, siccome la "x" in Esperanto non esiste, essa spesso fa le veci degli accenti per le sei lettere accentate della lingua (ĉ, ĝ, ĥ, ĵ, ŝ, ŭ, / Ĉ, Ĝ, Ĥ, Ĵ, Ŝ, Ŭ, – ovvero: cx, gx, hx, jx, sx ux / Cx, Gx, Hx, Jx, Sx, Ux) quando i codici dei vari sistemi (soprattutto nelle e-mails) non li riconoscono.

E sapete perché non sono riuscito a far accettare il mio indirizzo al sistema di registrazione di WIKIA? Incredibile a dirsi! Perché WIKIA fa il contrario di BLOGGER e converte automaticamente la “jx“ in “ĵ“, con il risultato che linkando l’indirizzo così corretto dal sistema: "http://fortikaĵuloesperantablogo.blogspot.com/" si ottiene “Indirizzo non trovato“! Non c’è via di scampo, se non quella di cambiare completamente indirizzo, col rischio (o la fortuna, secondo i punti di vista) che nessuno mi ritrova più.

Ma veniamo finalmente al grosso “MA“. Nel mondo qualcosa si muove. Potrei dire che più di qualcosa si sta muovendo. Ripeto, ci sono tantissimi blog di esperantisti, e un’infinità di siti che hanno a che fare con la lingua internazionale. Digitando "Esperanto" in uno dei più potenti motori di ricerca si aprono una quarantina di milioni di pagine! Internet, ancora una volta, si rivela uno strumento preziosissimo. L’Esperanto e la cultura che gli ruota intorno si fa strada sulla rete… è un mare magnum di notizie, curiosità, scambi culturali in ogni branca dello scibile, informazioni, amicizie, bizzarrie, ecc. ecc. MA… ALLORA PERCHE’ INTORNO AL MIO BLOG AVVERTO UNA CAPPA DI PESANTISSIMA ESPERANTISTISTICA INDIFFERENZA???

Non uno degli esperantisti passati dal mio blog, se mai ce ne sia passato qualcuno, che abbia lasciato due parole di commento. Nemmeno quelli a cui io ho corrisposto. Debbo dedurne che i miei argomenti non interessano. E’ vero che per ragioni di “privateco“ (e di riservatezza mia, forse eccessiva), ho evitato di comunicare il mio indirizzo agli amici e ai conoscenti esperantisti italiani. Con essi il rapporto è diverso e non può essere intrattenuto con un blog.
In fondo il mio scopo era quello di instaurare un rapporto con altri esperantisti sconosciuti senza dover rinunciare all’amicizia delle persone di cui ho parlato nel post del' 11 ottobre. Sperando inoltre di coinvolgere qualcuna di queste ultime. Da qui l’idea di un blog bilingue.

NON CI SONO RIUSCITO! Mentre funzionano benissimo gli scambi con la posta elettronica, estremamente facilitati dalla iscrizione collettiva ai siti di appartenenza (solo su “Lernu!“ siamo alcune decine di migliaia), il blog bilingue è un mezzo fallimento. Non lo è del tutto, per fortuna, perché nell’altra metà, quella rivolta ai corrispondenti italiani non esperantisti, mi ritrovo tra amici che… …beh, non sto a ripetere quanto ho già detto in precedenza. Ed è solo per loro che vale la pena di continuare.

D'accordo!
Però… “vorrei ancora scrivere (non inutilmente) un blog bilingue“.


(La traduzione dei testi inseriti nelle immagini le trovate scorrendo i titoli delle stesse immagini nella colonna di destra)

29 agosto 2007

II PARTO di “Tio ĉi posto pri Esperanto estas skribita nur en itala lingvo.” .... II PARTE di “Questo post sull'Esperanto è scritto solo in italiano.”

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(Segue dalla prima parte) Vedi sotto: http://fortikajxuloesperantablogo.blogspot.com/2007/08/tio-i-posto-estas-skribita-preska-nur.html

B) Introduzione (Seconda e ultima parte)

Ciò che andavamo descrivendo nella prima parte si è potuto verificare per il semplice fatto che L. L. Zamenhof è stato più intelligente e previdente di tanti altri ed ebbe già preventivato fin dall’inizio che la sua creatura divenisse la creatura di tutti, senza accampare egoistiche pretese di paternità assoluta e inviolabile; tanto meno facendosi condizionare da assurde “gelosie”.
A onor del vero, problemi ci sono stati anche per l’Esperanto, ma, a differenza di tanti altri analoghi esperimenti falliti, hanno prevalso le valutazioni condivise sulle rivalità, l’ideale comune sui personalismi.

Tanto è vero che nel 1905, a 18 anni dal suo celebre ”
Lingvo Internacia”, Zamenhof, dopo aver discusso insieme ai più importanti sostenitori dell’Esperanto del tempo durante il primo Congresso mondiale di Esperanto tenutosi in Francia a Boulogne sur Mer, pubblica a Parigi il “Fundamento de Esperanto”, nel quale si stabiliscono una volta per tutte i criteri di base imprescindibili della Lingua Internazionale, ma anche le linee di riferimento da seguire per la sua futura evoluzione, compreso l’aspetto “sociologico” che prederà il nome di Esperantismo. Nel “Fundamento" non furono certo trascurati i criteri di stesura dei vocabolari mondiali, tutti basati sulle 5 versioni del suo “Universala Vortaro” che, come la “Gramatiko” fu scritto in cinque lingue: Polacco, Russo, Francese, Inglese e Tedesco.

La prefazione del “Fundamento de Esperanto” recita infatti:

(Eo): "Nur iam poste, kiam la granda parto de la novaj vortoj estos jam tute matura, ia aŭtoritata institucio enkondukos ilin en la vortaron oficialan, kiel “Aldonon al la Fundamento”.

(It): "Soltanto in futuro, quando già la gran parte delle nuove parole saranno ormai del tutto sperimentate, qualche istituzione autorizzata le inserirà nel dizionario ufficiale, come “Aggiunte al Fundamento”.

Questa istituzione sarà la “Akademio de Esperanto”, già creata in embrione a Boulogne in quello stesso 1905;

http://it.wikipedia.org/wiki/Akademio_de_Esperanto

Conformi ai dettami del Fundamento, e facenti parte di esso, sono infatti le "Aggiunte Ufficiali" (Oficialaj Aldonoj) che, dal primo Congresso Universale ad oggi, sono state otto.

Da quel 1905 in poi, nessun convinto esperantista poteva più prescindere da tali criteri. E così è stato, seppure, come accennavo sopra, alcune brevi parentesi non proprio gloriose ci furono, per non parlare delle pagine vergognose e umilianti che qualche indegno “esperantita” scrisse durante il nazismo, ma su questo possiamo tranquillamente sorvolare.
Non per niente, l’auspicio che bisognava far prevalere lo spirito di collaborazione e di fratellanza fra tutti i popoli, e non l’odio e le divisioni, determinò la scintilla che ha fatto balenare nella testa di Zamenhof l’idea del progetto, e rappresentò il carburante necessario per far muovere in seguito la sua macchina linguistica in concomitanza con i suoi numerosi impegni in campo umanitario e pacifista. Fino alla morte avvenuta nel 1917 all’età di 57 anni.

B) Le Regole (Seconda e ultima parte)

6) Ii verbo esprime solo tre tempi e non si modifica secondo le persone e i numeri. Forme del verbo: il tempo presente prende la terminazione -as; il tempo passato -is; il tempo futuro -os; il modo condizionale -us; il modo infinito -i. Participi (con senso aggettivale o avverbiale): attivo presente -ant-; attivo passato -int-; attivo futuro -ont-; passivo presente -at-; passivo passato -it-; passivo futuro -ot-. Tutte le forme del passivo sono formate con l'ausilio della corrispondente forma dell'unico verbo ausiliare esti (essere) e del participio del verbo da esprimere; la preposizione che accompagna il passivo (complemento d’agente) è de.

7) Gli avverbi finiscono invariabilmente per -e; gradi di comparazione come per gli aggettivi.

8) Tutte le preposizioni reggono il nominativo.

9) Ogni parola si legge come è scritta col suono proprio di ciascuna lettera.

10) L'accento cade sempre sulla penultima sillaba o vocale.

11) Le parole composte sono formate dalla semplice unione delle parole (la parola principale segue per ultima); le finali grammaticali sono considerate come parole autonome.

12) In presenza di un'altra parola negativa, la negazione ne viene omessa.

13) Per indicare la direzione (moto a luogo), le parole ricevono la terminazione dell'accusativo -n.

14) Ogni preposizione ha un significato definito e costante; ma se dobbiamo usare una preposizione e il senso corretto non indica quale specifica preposizione dobbiamo usare, allora si usa la preposizione je, che non possiede significato autonomo. Invece della preposizione je si può anche usare l'accusativo -n senza preposizione.

15) Le cosiddette parole straniere, cioè quelle che la maggioranza delle lingue hanno preso da un'unica fonte, sono usate nella lingua Esperanto senza cambiamenti, solo ricevendo l'ortografia di questa lingua; ma tra diverse parole straniere formate dalla stessa radice originaria è meglio usare inalterata la parola fondamentale e formare le altre da quest'ultima secondo le regole della lingua Esperanto.

16) La vocale finale del sostantivo e dell'articolo può essere omessa e sostituita dall'apostrofo.


La "Internacia lingvo" (Lingua internazionale)
"Unua .libro" (Primo .libro) .stampato
. in. russo
a Varsavia nel 1887 e pubblicato da Zamenhof
con .lo .pseudonimo. di ."Doktoro .Esperanto".

Questa volta per una comparazione e per vedere degli esempi vi rimando al seguente indirizzo:

http://it.lernu.net/kursoj/fundamento/16.php

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26 agosto 2007

Tiu ĉi posto PRI ESPERANTO estas skribita preskaŭ nur en Itala lingvo (Parto I)_Questo post SULL’ESPERANTO è scritto quasi solo in Italiano (Parte I)

Mi skribas tiu ĉi posto preskaŭ nur en Itala lingvo, ĉar ĝi traktas de gramatikaj reguloj de Esperanto. Mi ĝuste nekredas ke mi povus doni lecionojn al kiuj jam leĝas, parolas kaj skribas la zamenhofan lingvon. Do ĉifoje mi min adresas nur al miaj tri italaj leĝantoj sen eĉ baza kono pri argumento.
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Scrivo questo post quasi soltanto in Italiano perché esso tratta delle fondamentali regole grammaticali della lingua Esperanto. Non credo proprio di poter dare lezioni a chi sa già leggere, scrivere e parlare la lingua di Zamenhof. Questa volta quindi mi rivolgo soltanto ai miei tre lettori italiani del tutto digiuni dell’argomento.

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Per non dilungarmi eccessivamente sarò costretto a dividere in due parti sia le note introduttive, sia la breve trattazione riguardanti le suddette regole.

A) Introduzione: (I parte)

Iniziamo col dire che L. L. Zamenhof, che era un buon conoscitore di lingue fin da giovanissimo, ha inteso seguire fin dall’inizio un preciso criterio: quello di eliminare tutto l’eliminabile, il superfluo, ciò che egli giudicava tale facendo continue comparazioni con moltissime lingue naturali, e scegliendo sempre le soluzioni grammaticali, lessicali e sintattiche più semplici purché efficaci. Senza rischiare quindi di creare una lingua monca o inespressiva. Sappiamo come egli ci sia riuscito perfettamente. E come le centinaia di linguisti di tutto il mondo che hanno ereditato il suo patrimonio rispettando i principi fondamentali da lui fissati (di cui accenneremo nella II parte), abbiano continuato per decine di anni, e continuano ancora, ad arricchire e perfezionare mirabilmente la creatura del poliglotta polacco.

Tanto che l’Esperanto è a tutt’oggi l’unica lingua ausiliaria pianificata pronta all’uso per tutti gli esseri umani in qualsiasi Paese del mondo. Perché da oltre un secolo essa è sperimentata costantemente da una crescente moltitudine di persone, fino a diffondersi in quasi tutti i Paesi del mondo dove oggi la studiano e la parlano alcuni milioni di individui in prevalenza autodidatti, a dimostrzione della sua facilità di apprendimento e della sua “funzionalità”. Ovviamente l’avvento di Internet sta accelerando questa diffusione. Io, con questo blog molto dilettantesco, spero di dare il mio contributo, seppure microscopico. (Segue nella II parte)

Da queste premesse e dalle altre che vedremo nella II parte, ne è scaturita una lingua che ha soltanto sedici regole grammaticali fondamentali e nessuna eccezione. Dobbiamo comunque dire che, nel corso dell’evoluzione dell’Esperanto, e in base ai moderni studi sull’insegnamento delle lingue, anche i fondamenti grammaticali dell’Esperanto sono divenuti più complessi, a ulteriore riprova del suo perfetto equipararsi alle più diffuse lingue naturali esistenti, ma lo spirito “essenzialistico” è rimasto lo stesso. A noi in fondo le alte specializzazioni accademiche non servono.

In questa prima puntata vediamo le prime 5 regole:

ALFABETO

A a, B b, C c, Ĉ ĉ, D d, E e, F f, G g, Ĝ ĝ,

H h, Ĥ ĥ, I i, J j, Ĵ ĵ, K k, L l, M m, N n,

O o, P p, R r, S s, Ŝ ŝ, T t, U u, Ŭ ŭ, V v, Z z.

A) Le Regole: (I parte)

1) L’articolo indefinito non esiste; esiste soltanto l’articolo determinativo invariabile la per tutti i generi, casi, e numeri.

2) Il sostantivo è caratterizzato dalla finale -o; per formare il plurale si aggiunge la finale -j. Esistono soltanto due casi: nominativo e accusativo; il secondo deriva dal nominativo con l’aggiunta dalla finale -n. Gli altri casi sono espressi mediante preposizioni.

3) L’aggettivo termina con la finale -a; casi e numeri come per il sostantivo. Il comparativo si forma con pli e la congiunzione ol; il superlativo con plej e la preposizione el.

4) I numerali fondamentali sono: nul, unu, du, tri, kvar, kvin, ses, sep, ok, naŭ, dek, cent, mil. Le decine e le centinaia si formano con la semplice unione dei numerali. Per indicare i numerali si aggiunge la finale dell’aggettivo -a; per i moltiplicativi il suffisso -obl; per i frazionari il suffisso -on; per i collettivi si aggiunge il suffisso -op; per i distributivi si usa la preposizione po. I numerali possono essere usati anche come sostantivi e avverbi.

5) I pronomi personali sono: mi, vi, li, (li riferito al genere maschile), ŝi (riferito al genere femminile). ĝi (riferito al genere neutro, per animali o cose), si (riflessivo), ni, vi, ili e oni (oni indefinito). In alcune espressioni poetiche o familiari il pronome di seconda persona singolare può essere ci. I pronomi e gli aggettivi possessivi si formano con l’aggiunta della finale -a dell’aggettivo. La declinazione è come per i sostantivi.
(Le altre 11 regole seguiranno prossimamente nella II parte)

Tra le tante pagine in rete, per consultare un’analoga spiegazione delle 16 regole (e confrontarle), ho scelto quella indicata da Wikipedia alla quale rimando:

http://digilander.libero.it/esperantovenezia/lingvo/lingua03.html

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